Dimensione tempo

Scritto da  Domenica, 16 Ottobre 2011 15:02
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Come fantasmi nuvole rade rincorrono il nulla.

Stormi d’uccelli trasvolano il giorno.

 

Il secondo versetto di quest’autocitazione scambia lo spazio con il tempo, anzi gli spazi, poiché le dimensioni spaziali possono essere tante.

 

Non sto qui a elencarvi le concezioni di “Tempo” espresse da fisici, geologi, filosofi e da altri studiosi e scienziati.

Zenone, Platone, Aristotele, Newton, Leibnitz, Kant ed Einstein si sono tutti pronunciati sul concetto di “Tempo”.

Einstein, per esempio, ha ritenuto che il tempo è relativo, perché dipende dalla velocità e dal riferimento spaziale che si considera. Perciò bisognerebbe parlare di spazio-tempo perché i due aspetti sono intimamente correlati.

Quello che qui, però, vorrei far rilevare è che nel nostro modo abituale di ragionare secondo la logica del pensiero greco, vale a dire del pensiero lineare, manca la dimensione “Tempo”.

Per esempio, la frase: “Se capisci quello che sto dicendo, allora sei intelligente” prescinde dal tempo.

Siccome gli effetti di un’azione si manifestano in un arco temporale, a volte breve, a volte lungo, tant’è che spesso non si riesce a collegare la causa con l’effetto, se non si tiene conto della dimensione “Tempo”, non si può arrivare a una conclusione giusta.

La trappola in cui spesso si cade secondo il comune modo di ragionare è quella dell’autoreferenza. L’autoreferenza è comunissima nel linguaggio parlato soprattutto politico. Anzi, credo che i politici vi ricorrano a bella posta forse per confondere gli ascoltatori.

Per esempio, se diciamo a un giovane: “Cerca di essere più autonomo, di decidere da solo e di non fare sempre quello che dicono gli altri”. Che cosa farà il nostro giovane amico? Come dovrà comportarsi per fare la cosa giusta?

Se nella cella A1 di un foglio di Excel scrivete: =A1+1, allora avete prodotto un’autoreferenza, cioè vi siete riferiti alla stessa cella che contiene la formula. Il che provoca immediatamente un errore di riferimento circolare: se proseguite senza eliminarlo, nessuna formula del foglio sarà più eseguita.

Come fare a uscire da questa gabbia?

E’ semplice! Occorre introdurre la dimensione “Tempo”.

All’inizio del Novecento ci fu, soprattutto nell’arte, l’euforia della quarta dimensione.

Come i pittori del Rinascimento (Piero della Francesca, Albrecht Durer, Leonardo da Vinci)) introdussero nelle loro opere (i quadri sono porzioni di un piano che ha solo due dimensioni) la terza dimensione così alcuni artisti del primo Novecento vollero introdurre nei loro lavori la quarta dimensione, per esempio il “Tempo”. Gli effetti furono sconvolgenti: la forma ne uscì a pezzi.

Introdurre nella logica la dimensione “Tempo” significa compiere un salto quantico del pensiero: passare dal pensiero lineare a quello circolare che è tipico dei sistemi dinamici. In tal modo si può uscire dalla gabbia dell’autoreferenza: il circolo vizioso, il serpente che si mangia la coda si trasformano, come per incanto, in uno oggetto “magico”, la spirale.

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