Il tocco magico

Scritto da  Sabato, 29 Ottobre 2011 10:06
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Datemi una leva …

In questi tempi di crisi generale la parola “chiave” che ricorre con maggiore frequenza nei discorsi si chiama “cambiamento”. Come mai?

Il motivo è che il mondo reale sta cambiando velocemente. Per la verità il mondo reale cambia in continuazione. E’ sempre stato così. Noi stessi cambiamo in continuazione, ma solo in certi momenti costatiamo che non siamo più come prima (non siamo più bambini, non siamo più ragazzi, non siamo più giovani). Qualcuno ha detto che ogni giorno moriamo un po’.

A volte però, e questo avviene nei periodi di crisi, il cambiamento del mondo reale è più intenso, più veloce. Ciò provoca nella nostra mente un certo sgomento perché ci costringe a rivedere il nostro modello mentale della realtà. Se siamo responsabili del governo di sistemi complessi, come quelli aziendali, dobbiamo intervenire anche su essi per adeguarli alla nuova realtà, cioè dobbiamo cambiare.

Ebbene sia i modelli mentali, sia i sistemi complessi sono resistenti al cambiamento: i primi perché dipendono dalla percezione e dalla volontà dei soggetti, i secondi perché dipendono dal tipo di struttura, cioè dalle relazioni tra gli elementi del sistema e da quelle tra gli elementi dei suoi sottosistemi.

I sistemi complessi sono elastici. Innovazioni nelle attività aziendali incontrano sempre una certa difficoltà ad affermarsi perché il personale essendo abituato ad un certo modo di fare stenta a recepire le nuove modalità delle operazioni. Se non si insiste nel fare adottare il nuovo modo di lavorare, dopo un po’ le cose tornano a funzionare come prima.

I sistemi complessi generalmente contengono una ridondanza di relazioni che agiscono in parallelo di modo che, se un elemento viene a mancare, il sistema non si blocca, ma continua a funzionare.

Se dunque il sistema resiste ai cambiamenti, vuol dire che è stabile, il che, di per sé, è un fatto positivo. L’intervento su alcuni suoi elementi e sulle loro relazioni con gli altri potrebbe non produrre perciò alcun effetto. Insistere però su tali interventi significa porre il sistema sotto pressione, il che potrebbe anche, a un certo punto, farlo collassare (la solita goccia che fa traboccare il vaso) con effetti catastrofici imprevedibili.

Come si possono allora ottenere gli effetti desiderati attraverso un rapido cambiamento del sistema se questo è, per sua natura, resistente?

Ebbene, esistono alcuni elementi e alcune relazioni o alcuni sottosistemi particolarmente sensibili sui quali fare leva per rimuovere barriere apparentemente insormontabili, districare grovigli impenetrabili e sciogliere nodi critici.

Questa possibilità si chiama effetto-leva che può essere perseguita soltanto da chi possiede una conoscenza profonda del sistema: sapere dove intervenire, quali elementi andare a toccare, quali relazioni aggiungere, eliminare o modificare è essenziale per poter governare il sistema e adeguarlo alla nuova realtà del mondo che cambia. Insomma è necessario individuare le variabili decisionali per poterle manovrare mediante le cosiddette leve direzionali.

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