"ma forse a quest'ora siam già fuori orario, però..."

Scritto da  Sabato, 05 Novembre 2011 09:19
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Je n’ai pas le temps…

(Evariste Galois)

Oggi parlerò dei ritardi.

Il titolo di questo testo è un verso di una canzone di Paolo Conte (Colleghi trascurati). Esso evoca in modo pittoresco i ritardi.

Chi di noi non è mai arrivato in ritardo?

Anche la frase di Evariste Galois evoca ritardi, ma in modo drammatico.

Questo grande genio matematico doveva sostenere un duello per salvare l’onore della sua donna. Passò tutto il giorno e la notte prima dell’evento a raccogliere e riordinare i suoi appunti sulle strutture algebriche, sui gruppi e sui campi numerici che in seguito saranno chiamati gruppi di Galois e campi di Galois. Presagiva la sua morte. Infatti, morì per duello. Aveva solo vent’anni. Correva l’anno 1832.

Quando si parla di ritardi, irrompe prepotentemente sulla scena il principale protagonista dei sistemi: il tempo.

Nei sistemi complessi, infatti, il tempo gioca un ruolo fondamentale. Questo perché i sistemi complessi sono sistemi dinamici, cioè evolvono nel tempo.

Lo stato di un sistema complesso è oggi diverso da quello di ieri o da quello di una settimana fa o da quello che sarà tra un mese o tra un anno.

Le manovre sul sistema attraverso leve decisionali tendono a far assumere al sistema lo stato desiderato. Gli effetti di tali manovre potrebbero essere tali da raggiungere l’obiettivo oppure essere lievi o limitati, oppure rilevanti ma divergenti dall’obiettivo previsto, oppure addirittura catastrofici.

La domanda è: quando si manifesteranno questi effetti?

Quando il medico prescrive una medicina a un suo paziente, decide di intervenire sul suo stato di salute con una leva decisionale: il farmaco.

Quando si manifesteranno gli effetti del medicinale?

Quelli principali potrebbero manifestarsi subito o dopo qualche giorno o dopo una settimana. E quelli collaterali?  Questi potrebbero manifestarsi immediatamente, ma anche dopo qualche tempo o magari dopo anni: in questi casi ultimi diventa difficile risalire alla causa che li ha generati.

La distinzione tra effetti principali ed effetti collaterali è soggettiva. Quelli che per me sono effetti principali, per altri potrebbero essere collaterali.

Se gli input sono diversi e i loro effetti si manifestano su differenti orizzonti temporali, succede che agli effetti principali di un determinato input si sommano gli effetti collaterali di altri input. Non solo, ma agli effetti di breve termine si possono sommare quelli di medio e di lungo termine di altri input. Insomma non si riesce più a collegare direttamente l’effetto complessivo del sistema con le azioni provocate dalle manovre delle leve direzionali, cioè dagli input. E questo accade sia sul piano causale sia su quello temporale.

Se poi teniamo conto che parliamo di cause ed effetti solo per capirci, ma di fatto non riusciamo a distinguere le prime dai secondi e viceversa a causa della loro circolarità, cioè gli effetti divengono cause che a loro volta divengono effetti allora possiamo avere un’idea di che cosa vuol dire sistema complesso.

Pare che una molecola di clorofluorocarburi (CFC) impieghi dai dieci ai quindici anni per raggiungere la stratosfera e distruggere così un po’ di ozono. Sui danni che provoca il “buco dell’ozono”, si è discusso a lungo e si discute ancora, ma si decide poco e alle poche decisioni prese molti paesi non aderiscono e quelli che aderiscono magari non le osservano: ma gli effetti delle pur poche decisioni quando si manifesteranno?

Non prima di dieci anni. E nel frattempo che cosa succederà?

Non sono questi, problemi di tutti noi?

I ritardi dunque sono una caratteristica comune dei sistemi e pongono molti problemi per la loro gestione e per il loro controllo.

Ma forse a quest’ora siam già fuori orario però …

un pediluvio mi farò …”

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