Il buono, il brutto, il cattivo. Semplice, complicato, complesso.

Scritto da  Martedì, 06 Dicembre 2011 08:05
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La gente non apprezza

quello che non capisce

La frase in corsivo credo che sia di Eulero, ma non ne sono sicuro.

Capire o non capire, questo è il problema.

Chi ascolta, legge o studia forse gradisce le cose semplici che si possono capire senza sforzo. Se gli argomenti sono complicati, allora si stenta a seguire il filo del discorso. Se sono complessi, prima o dopo, (ma più prima che dopo) ci si perde.

Come fare allora per trattare il complicato o il complesso?

Dal dizionario etimologico noto che il termine “semplice” è composto, giusta alcuni, dal prefisso sim che sta per sine (senza) e plic di plico, io piego, oppure plica (piega). Perciò “semplice” significherebbe “senza piega”, vale a dire piano.

“Complicato” deriva dal latino cum plic, cioè “con piega” o “con plico”.

Il termine “complesso” deriva dal latino cum plècto, cioè “con plesso”, vale a dire con intreccio.

Esistono diverse parole legate al termine “plico” o “piega”: spiegare, esplicare, implicare, esplicito, esplicitare, oltre che complicare o complicato.

Non hai capito? Allora ti spiego! Cioè elimino la piega, in modo che tu possa leggere o vedere ciò che essa contiene.

Esplicare vuol dire togliere dal plico, mostrare ciò che è nel plico. Il complicato è ciò che si trova nel plico e perciò non si vede.

Se si potessero applicare i logaritmi ai termini sopra enunciati, si potrebbe abbassare di livello di comprensione. Così semplice diverrebbe banale, complicato, diverrebbe semplice, e complesso diventerebbe al limite complicato.

Questo perché è risaputo che i logaritmi furono inventati dallo scozzese John Napier (1550-1617) detto Nepero proprio per semplificare il calcolo che, all’epoca e fino all’introduzione delle calcolatrici e del computer, era un grande problema.

Purtroppo nel campo dei sistemi complessi ciò non è possibile. Il termine “semplificazione” va bandito da questo campo perché “semplificare” significa alterare la realtà.

Aveva ragione Eraclito definito da Aristotele, l’oscuro. Siccome la realtà è complessa, allora bisogna descriverla così com’è, e chi capisce capisce.

I sistemi semplici sono fatti di poche variabili, le relazioni tra esse sono poche e di tipo lineare.

I sistemi complicati sono composti di più variabili, le relazioni sono molte e di tipo lineare.

I sistemi complessi sono composti di molte variabili, le relazioni sono moltissime di tipo lineare e non lineare.

Facciamo un piccolo esempio: il puzzle. Ci si domanda che tipo di sistema è.

I pezzi del puzzle sono le variabili (o elementi) del sistema: possono essere molti? Si. Le relazioni tra i pezzi sono molte? Non tante. Un pezzo ha infatti una sola collocazione nel piano del gioco e le relazioni con gli altri pezzi possono essere quattro o cinque o qualcuna in più, ma non tante.

Come si può semplificare un puzzle? Osservo quello che fanno i ragazzi quando si cimentano nell’impresa: incominciano a raccogliere i pezzi per forma (per esempio quelli da collocare sul bordo) e per colore in base alla figura, poi incominciano a comporlo. Ogni pezzo ha un suo posto e uno solo.

Il puzzle è un sistema complicato, ma non complesso perché le relazioni tra i pezzi sono già determinate, non esiste possibilità di altre relazioni.

Nei sistemi complessi invece ogni elemento può allacciare relazioni con tutti gli altri in modi diversi e questa possibilità è dinamica, nel senso che può cambiare nel tempo soprattutto quando un nuovo elemento viene a far parte del sistema.

L’approccio verso sistemi semplici e verso quelli complicati è di dettaglio o analitico: si scompone il sistema in tante parti. Queste si studiano, si analizzano e poi si ricompongono.

L’approccio verso i sistemi complessi è invece di tipo sintetico o olistico: non si può studiare e analizzare una parte se non si tiene conto del tutto.

Definire il semplice come buono perché si capisce, il complicato come brutto perché si capisce meno, il complesso come cattivo perché non si capisce è solo un concetto connesso al nostro modo di pensare, alla struttura della nostra mente che è abituata al pensiero lineare.

Se ai primi uomini qualcuno avesse spiegato com’è fatto il mondo allora alla sequenza semplice, complicato, complesso forse corrisponderebbe cattivo, brutto, buono: in ogni caso, come si può vedere, il complicato è brutto.

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