Il ritorno del caos

Scritto da  Venerdì, 30 Dicembre 2011 12:54
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La vita è un brivido che vola via

è tutt’un equilibrio sopra la follia

(Vasco Rossi)

 

La parola “caos” fa immediatamente pensare a qualcosa di negativo come la confusione e il disordine.

Secondo la Bibbia in principio una tenebra ricopriva l’abisso e imperava il caos.

Secondo Esiodo in principio era il caos, una voragine buia e senza fine.

Secondo Platone il caos è il luogo primigenio della materia informe e rozza cui attinge il Demiurgo per la formazione del mondo ordinato.

In tempi relativamente recenti (dagli anni sessanta del secolo scorso), soprattutto negli ambienti scientifici, questa parola è stata rivalutata: è stata associata anche ad aspetti e fenomeni positivi.

Col suo aggettivo “caotico” viene, per esempio, descritto il comportamento apparentemente erratico e imprevedibile di alcuni sistemi dinamici.

Negli anni ottanta la teoria del caos è venuta a turbare il sonno degli scienziati.

Questa teoria sostiene che i fenomeni naturali sono descrivibili dai principi generali della teoria del caos.

Nel caos il sistema è caratterizzato dall’instabilità totale. Ogni elemento è instabile e influisce in maniera determinante e imprevedibile sul comportamento dell’intero sistema.

Il fatto sorprendente è che il caos può originare e svilupparsi in sistemi formati non da equazioni probabilistiche o stocastiche, bensì deterministiche. Si parla, infatti, di caos deterministico.

Il che fa pensare che sotto la generale anarchia generata dal caos si nasconda una certa regolarità.

Che cosa ha a che vedere il caos con i sistemi complessi?

Molto.

Leggo da Wikipedia: i sistemi complessi adattivi (CAS - Complex Adaptive Systems) sono sistemi dinamici di auto-organizzazione composti di un numero elevato di parti interagenti in modo non lineare che danno luogo a comportamenti globali che non possono essere spiegati da una singola legge fisica.

Se i sistemi si auto-organizzano vuol dire che sono dinamici, cioè evolvono. Se evolvono, possono allora assumere stati diversi.

Lo studio di questi stati e soprattutto del come e del perché si passi da uno stato all’altro, cioè lo studio del comportamento del sistema, è molto interessante perché potrebbe portare a prevedere come evolve per esempio la società umana, il sistema biologico, il sistema meteorologico, il sistema economico, un settore industriale, un’azienda, eccetera.

Gli studi e le ricerche in materia hanno individuato tre stati principali dei sistemi complessi: uno stato ordinato, uno stato caotico e una strana zona di confine tra questi due stati che si chiama “orlo del caos” (edge of chaos).

Lo stato ordinato è caratterizzato da notevole staticità. Gli elementi del sistema cambiano poco o non cambiano per niente, non si adattano o stentano ad adattarsi. Se volessimo fare un’analogia con lo stato di aggregazione della materia, per esempio con l’acqua, diremmo che lo stato ordinato è uno stato di congelamento.

Al contrario lo stato caotico è in continua perturbazione. Piccoli cambiamenti anche in pochi elementi del sistema si propagano immediatamente impedendo la formazione di strutture organizzate. Ritornando all’esempio dell’acqua diremmo che lo stato caotico è uno stato gassoso come quello del vapore.

Il terzo stato, l’orlo del caos, corrisponderebbe allo stato liquido dell’acqua.

Questa è la zona più creativa del sistema, ma è pure la zona più rischiosa. Inoltre è la zona di maggiore complessità.

Qui il sistema ha un maggior numero di possibilità di evolvere in senso positivo, di adattarsi meglio all’ambiente. Qui il sistema riesce a coniugare i vantaggi della stabilità, tipici dello stato ordinato, con i vantaggi della flessibilità, tipici dello stato caotico.

L’orlo del caos può essere però anche una zona di distruzione. Si rischia di morire per congelamento se prevale l’ordine oppure per disintegrazione se prevale il disordine.

Sembra che la selezione naturale porti i sistemi a collocarsi e stazionare proprio in questa zona di transizione, oscillante tra rigidità e anarchia, l’orlo del caos.

Il pensiero non è altro che un lampo

nel bel mezzo di una lunga notte,

ma quel lampo è tutto.

(Jules Henri Poincaré)

 

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