Il miracolo del CAS

Scritto da  Domenica, 29 Gennaio 2012 10:07
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Mi sento fradicio di magia
 (Paolo Conte)

Fuochi d’artificio frantumano il cielo,
 squassano la notte.
Ora, frammenti incombusti di stelle
 cospargono il campo.
Potrebbero sprigionare fiammelle,
qualche momento d’effimera felicità.

Il tempo è fatto per passare.
 Ed è passato.

E ora sono solo
 in una strada piena di vento
e la vita non ha un senso.

Siamo tutti alla ricerca del senso.
Queste citazioni sono formate da parole. Le parole sono organizzate per dare un senso alle frasi. La messa in ordine di queste parole non è casuale, ma è stata organizzata da qualcuno che, dall’alto, le ha disposte in questo modo anziché in un altro.
Ebbene, meraviglia delle meraviglie, nel sistema complesso adattivo questo qualcuno non c’è. Le parole scelgono da sole il loro posto.
La caratteristica più importante e misteriosa del CAS (Complex Adaptive System) è l’auto-organizzazione.
Essa è strettamente legata alla struttura gerarchica dei sistemi.
Per struttura gerarchica s’intende un certo livello di complessità cioè di numero di elementi e di numero e tipo di relazione tra essi.
Gli elementi di un sistema, proprio perché fanno parte del sistema, non sono liberi, ma sono soggetti a vincoli, cioè devono comportarsi in un certo modo che dipende dalle finalità del sistema stesso.
Se gli elementi di un sistema sono, a loro volta, dei sistemi (sotto-sistemi) che, a loro volta, sono ancora dei sistemi (sotto-sotto-sistemi) e così via, allora esiste una vera e propria gerarchia di strutture nella quale quelle di livello più basso sono subordinate a quelle di livello più alto secondo il cosiddetto principio di asservimemto (Hermann Haken).
Quando il sistema complesso adattivo viene condotto all’instabilità dalle perturbazioni dell’ambiente in cui è immerso esso riorganizza la sue componenti per raggiungere un nuovo livello con elementi e strutture nuovi, non presenti nelle componenti del livello gerarchico inferiore.
Nei sistemi complessi periodi di stabilità si alternano a periodi di caos in cui il sistema cambia configurazione influenzato a volte anche da piccole fluttuazioni che lo dirigono verso un nuovo attrattore.
Questo percorso è imprevedibile.
Le nuove strutture non vengono dettate o imposte da qualcuno o da qualcosa che si trova in alto, non esiste un capo che dirige o indirizza, non c’è un direttore d’orchestra, ma provengono dal basso (bottom-up), da interazioni locali.
Il giornalista Morris M. Waldrop così descrive la meraviglia degli scienziati dell’Istituto Santa Fe a proposito dell’auto-organizzazione: “Potevano essere molecole o neuroni o specie o consumatori o grandi aziende. Ma, a prescindere dalla loro natura, gli agenti si organizzavano e riorganizzavano costantemente in strutture più vaste attraverso l’incontro di reciproco accomodamento e reciproca rivalità. Così, le molecole formavano cellule, i neuroni cervelli, le specie eco-sistemi, i consumatori e le società commerciali economie, e via dicendo. A ogni livello nuove strutture emergenti si creavano e si impegnavano in nuovi comportamenti emergenti”.
Meraviglia dei sistemi complessi, miracolo dell’auto-organizzazione nell’alternarsi di periodi di stabilità a periodi di turbolenza, assenza di leader: da tutto ciò emerge una natura meravigliosa che ci invita a riflettere e a cambiare il nostro modo di pensare, di vivere e di gestire la nostra vita e le nostre cose.
Bagliori lontani, fuochi che rischiarano la notte.
Lo spettacolo è finito. Scorrono veloci le scritte sotto lo schermo del televisore, così veloci che non si riesce a leggerle.


Sono un titolo di coda
che nessuno legge più.

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