I nuovi cavalieri dell’Apocalisse

Scritto da  Mercoledì, 22 Febbraio 2012 12:59
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Non gettate le perle ai porci
perché non le calpestino e poi si voltino per sbranarvi.

(Matteo 7, 6)

Ignoranza, arroganza, tracotanza, protervia.

La storia evolutiva dell’uomo non gli ha consentito la formazione di una struttura mentale idonea alla comprensione dei sistemi complessi.

La maggior parte delle persone reagisce agli eventi per istinto o in base all’esperienza e ai modelli mentali acquisiti nel corso degli anni e non in base al fatto che egli è sistema, è fatto di sistemi, vive nei sistemi, è circondato da sistemi.

La semplice reazione agli eventi seppur talvolta necessaria non può finire lì. Questo comportamento di tipo reattivo significa che l’uomo non capisce i sistemi complessi. Le sue decisioni, le sue azioni sono dirette esclusivamente all’eliminazione dei sintomi.

L’ignoranza dei sistemi e del loro grado di complessità significa non riuscire a prevederne il comportamento a lungo termine. Questo fatto è diventato oggi molto pericoloso per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra. Lo sviluppo tecnologico ha posto nelle sue mani strumenti potentissimi che sono usati però in modo dissennato. L'uomo sta distruggendo il mondo in cui vive.

L’ignoranza della complessità dei sistemi è il primo nuovo cavaliere dell’Apocalisse. Il secondo, l’arroganza, è di non volere ammettere tale ignoranza, che si traduce in sostanza nell’incapacità permanente di gestire il sistema complesso.

Questi due cavalieri corrono insieme e la loro azione è micidiale. Percorrono sempre la strada che li porta a incontrare gli altri due cavalieri, i quali li affiancano nella tragica corsa: la tracotanza e la protervia.

Alla fine della strada c’è la morte.

Quando appaiono i primi due cavalieri, il destino di qualunque sistema è segnato.

Tutti i sistemi che, in una certa misura sono influenzati dall’uomo, da quelli aziendali a quelli economici, da quelli sociali agli ecosistemi, in presenza di questa miopia congenita, hanno una storia a termine.

In fondo a questa strada c’è la morte.

E tu, allorché uscirai di collegio
preparati a dichiararti nemico d'ogni novità;
o il mio viso non lo vedrai sereno unquanco.
“Unquanco” dico; e questo solo avverbio
ti faccia fede che il vocabolario della Crusca io lo rispetto;
comeché io, conciossiaché di piccola levatura uomo io mi sia,
a otta a otta mal mio grado pe’ triboli fuorviato avere,
e per tal convenente io lui, avegna Dio che niente ne fosse,
in non calere mettere parere disconsentire non ardisca.

(Giovanni Berchet)

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