Conoscere il tutto e la parte

Essendo tutte le cose causanti e causate, aiutate e adiuvanti, mediate e immediate, e tutte essendo legate da un vincolo naturale e insensibile che unisce le più lontane e le più disparate, ritengo sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, così come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere particolarmente le parti (Pascal).

 

Come Arte

Il pensiero sistemico è l’arte di comprendere la connessione tra gli eventi per poterli influenzare (Joseph O’Connor).

 

Come strumento

Il pensiero sistemico è uno strumento di comprensione con il quale andiamo al di là di eventi, che a prima vista sembrano isolati, riconoscendo modelli più profondi in cui essi sono legati. Attraverso il pensiero sistemico scopriamo connessioni non immediatamente evidenti tra gli avvenimenti su cui acquisiamo maggiore possibilità di intervento. Come scrisse Fritjof Capra, "il pensiero sistemico è l'opposto del pensiero analitico": analisi significa smontare qualcosa per comprenderlo; pensiero sistemico significa porre questa cosa nel contesto di un insieme più ampio.

 

Come Disciplina

Peter Senge ha connotato diversamente il pensiero sistemico dandogli il senso di disciplina. Egli lo chiama appunto "La quinta disciplina". La differenza tra strumento di comprensione e disciplina sta essenzialmente nel fatto che il primo ha una dimensione di utilizzo limitato nel tempo (uso lo strumento solo quando mi serve), la seconda implica invece un processo continuo di approfondimento di teorie e tecniche che prefigura uno sviluppo di abilità e competenze che dura tutta la vita. Il pensiero sistemico non è solo un modo di pensare ma è anche un miglioramento continuo dell'intelligenza attraverso la costante applicazione di alcune regole, una disciplina che si pratica quotidianamente per padroneggiarla, senza arrivare mai definitivamente.

 

Come apprendimento

Capire il mondo significa costruire di esso modelli coerenti e dotati di senso (Mella 1997). Coerenti significa che non siano in contraddizione con modelli già ritenuti efficaci, ossia incompatibili con le nostre conoscenze; dotati di senso significa che siano direttamente o indirettamente collegati alla realtà.
Questi modelli devono essere relativamente facili da apprendere e da comunicare, devono cioè consentirci di ricostruire (modelli descrittivi) o di simulare (modelli operativi) ciò che essi rappresentano: un oggetto concreto, un processo oppure entità di pura fantasia.
Capire (intelligere, afferrare mentalmente) significa costruire modelli di ciò che osserviamo; imparare (sapere, conoscere ecc.) vuol dire arrivare a possedere quei modelli per saperli usare e trasmettere agli altri. Imparare vuol dire soprattutto agire, programamare e prevedere il futuro
Il processo di conoscenza (learning) è sia la formazione, sia la continua modificazione del sistema di modelli che formano il sapere.
I modelli spesso rappresentano oggetti che non sono visibili nella realtà. Chi ha mai visto un mercato? Eppure è un modello diventato indispensabile in economia e management. L'evoluzione di una specie non è osservabile ma il modello di Darwin riesce a farcelo "vedere" ugualmente (Mella 2007).

 

Cinque regole del pensiero sistemico

1. Essere capaci di vedere gli alberi e la foresta, cioè essere in grado di passare come focus dal tutto alle parti e viceversa.
2. Essere attenti non solo a ciò che nei sistemi rimane costante, ma anche e soprattutto esser capaci ad individuare ciò che varia nel tempo.
3. Sforzarci di capire la causa della variazione, del cambiamento e saper identificare le catene di relazioni causali tra variabili connesse.
4. Identificare i circuiti di connessione causale che legano in modo circolare tutte le variabili in gioco, dando conto quindi di tutte le variazioni che le caratterizzano.
5. Specificare sempre i confini del sistema che vogliamo indagare (Mella 2007)

 

Insegnamenti e regole

Le cinque regole soprardette derivano da altrettanti insegnamenti, frutto dell’applicazione del pensiero sistemico. Il primo di questi tratta di quei fenomeni così lenti che non riusciamo a percepirli. Il Systems Thinking invece impone di considerare con attenzione anche le più piccole e lente variazioni, in modo da non farsi sorprendere da fenomeni vitali che, se non colti al momento in cui si avviano, potrebbero provocare conseguenze catastrofiche.
La regola, che da questo insegnamento deriva, è quella di proiettare gli effetti dei segnali deboli in un orizzonte futuro di ampiezza adeguata per rilevarne le reali conseguenze.
Un secondo insegnamento recita che vi sono fenomeni così rapidi che non riusciamo a perceperne l’evoluzione se non quando hanno prodotto definitivamente i loro effetti sul sistema. Per tale situazione è difficile una pronta difesa, se non la regola di cercare con la massima rapidità quale sia la struttura di crescita del fenomeno e il network di elementi del sistema che essa coinvolge.
Un terzo insegnamento racconta che esistono sistemi così complessi con un numero tale di variabili interrelate e concatenate in loop nidificati che una semplicissima variazione in una di queste variabile produce effetti enormemente amplificati in altri tempi e luoghi a volte lontanissimi dalla causa scatenante e spesso non misurabile. Da ciò possiamo derivarne la regola che bisogna passare dal generale al particolare e viceversa in modo flessibile, sapendo che anche la minima variazione avrà in futuro un effetto di ritorno sul sistema. Bisogna cercare sempre più nel particolare le minime variazioni che potrebbero influire, e comprendere i causal loop che ne amplificano gli effetti. Solo così possiamo trovarci in uan situazione pro-attiva di fronte ai cammbiamenti del mondo.
Il quarto insegnamento ci dice che spesso chi è all’interno della foresta riesce a vedere solo alberi. Ossia stando dentro un sistema non si riesce a percepirlo come un tutto unico e quindi non si riescono ad individuare le interconnessioni esistenti nello stesso. Normalmente chi è acriticamente immerso nel sistema si rifiuta di vedere tali interconnessioni e ragiona in modo lineare di fronte alle conseguenze delle proprie azioni. Tale miopia puà essere molto pericolosa per l’andamento vitale del sistema. La regola che da questo insegnamento si può ricavare è la necessità di applicare il Systems Thinking a tale situazioni perché esso aiuta a vedere tutti i sistemi dall’esterno e a identificare i causal loop in esso presenti.
Il quinto e ultimo insegnamento derivante dall’applicazione d el pensiero sistemico è di non sottovalutare la complessità di sistemi che si presentano normalmente a struttura semplice. Il fatto che in essi agisca una memoria di stato li rende potenzialmente molto complessi. Spesso lo stato del sistema non è calcolabile. E’ come esser di fronte a una foresta di cui non si possono conoscere gli alberi. In questa contingenza la regola da applicare è quella di specificare attentametne il confine del sistema nei limiti dell’approssimazione accettabile, arrivando il più vicino possibile al particolare. Ossia bisogna usare qualsiasi tecnica possibile per arrivare a conoscere il massimo dell’albero che compone la foresta.

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